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"Uccio"

Di Guido Lamponi

Di Guido Lamponi

In quest'articolo vorrei parlare di "Montanucci Fabio", detto "Uccio", un nome che i più giovani conosceranno forse solo per sentito dire o per i racconti fatti dai genitori. Con lui fin da piccoli, abbiamo passato insieme tanti anni scolastici dalle "Maestre Pie Filippini". In quei giardini, in quei grandi spazi, tanti giochi anche in mezzo alla neve, quando ancora si portavano i pantaloni corti e le gambe diventavano rosse dal freddo, così come lo diventavano leggermente le mani, quando per metterci in riga le "maestre" ci davano qualche bacchettata (che sicuramente ci hanno fatto anche bene!) e noi zitti, altrimenti i genitori a casa ci facevano la giunta! Più avanti abbiamo passato interminabili pomeriggi estivi a rinfrescarci nelle acque e giocare sulle sponde del Tevere. Si "sguazzava" felici e si nuotava alla canina (lo stile del Tevere che tutti imparavano all'inizio per restare a galla). Il raduno era giù alle "Schioppe", dove si posavano gli indumenti sopra una grande roccia o sopra ai roghi. Già, a proposito di roghi, Fabio senza timore, saliva su una pianta e prima del tuffo portava le mani verso la bocca imitando l'urlo di Tarzan, l'idolo di noi fanciulli di allora. Ma un giorno mentre urlava scivolò e cadde andando a finire sopra un rogo e lì l'urlo divenne ancor più forte da far tremare il "patollo". Il nostro "Uccio" venne fuori un po' sanguinante, come se nulla fosse. Da lì, dimostrò che in futuro sarebbe diventato un grande "gladiatore" del parquet.

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Più avanti, alle scuole medie incontrammo il prof. Angelo Zurli che, dopo averci passato un pallone , ci "attaccò" la "febbre" della pallacanestro. Oltre agli allenamenti si passavano tutti i pomeriggi a giocare al campetto a cielo aperto delle "Garibaldi". Uccio è stato fin dagli allievi un elemento determinante, grazie alla sua stazza fisica. Non era alto, ma possiamo dire che occupava un buon spazio, disturbando anche gli avversari di alta statura, ma ciò che faceva la differenza era la sua grinta. Fu convocato a un raduno a Foligno con la nazionale juniores. Non segnava tanto in attacco, ma è stato un po' la nostra "montagna", il nostro muro difensivo. Comunque, quando segnava, i suoi punti, erano punti "pesanti".

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Tignoso e caparbio, non lo smuoveva nessuno! Come quella volta quando, in disaccordo.... con la società, si presentò scalzo all'allenamento. Le risate non mancarono e nella palestra delle scuole medie risuonò il nome di "Sandie Shaw" la cantante scalza britannica che si esibiva a piedi nudi sul palco, diventando famosa in tutto il mondo; originale e libera un po' come il nostro "Uccio" con quei piedoni scalzi che si staccavano da terra al momento del tiro.

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Ricordo una partita a Roma, quando il pubblico prese di mira Fabio, che giocava sempre con la sua grinta e determinazione. Un po' cresciuti Fabio incominciava a perdere la folta chioma che aveva da ragazzo. Dalle tribune i tifosi Romani, famosi per i loro "sfottò", videro sul cucuzzolo del suo capo la famosa "chierica", e allora si alzarono i cori "a chirichettoooo"!

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Terminata e vinta la partita, "Fabio" si diresse verso il pubblico e con un grande sorriso lanciò loro i suoi polsini seguiti poi da lanci di baci a due mani. Spettacolare! Padrone della difesa, gran rimbalzista, con una grande capacità oculo-manuale, apriva con maestria il contropiede. Aspettava "a passetto" gli attaccanti che come lasciavano la palla, con il suo formidabile tempismo, il più delle volte gliela "spiaccicava" al tabellone. Poi fissava l'avversario gonfiando il petto, facendo ingrandire, non di poco il suo numero 12. Fantastico! Con il professore Angelo Zurli e poi con l'indimenticabile e amato allenatore, professore Giuseppe Conti, tutti i campionati giovanili vinti, dalla "promozione" fino a sfiorare la "serie B" e come dimenticare la storica partita a Firenze con il "Simmenthal Milano", poi diventato campione d'Italia, persa 66 a 64!

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Il ricordo di un personaggio della nostra città, Montanucci Fabio, il nostro "Uccio", una colonna portante del Basket Club Fratta, eroe indimenticato e indimenticabile.


Articolo pubblicato su “Informazione locale” n.10 – Novembre 2025


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Dal libro “Ippippurrà – canestri sentimentali fra il Tevere e l’Indiana” di Federico Sciurpa – Gruppo Editoriale Locale di Digital Editor srl, 2013 riportiamo questo brano (pag. 47) che parla con affetto di Uccio:

 

.. Uccio, già. Un grande. Ci piaceva. Coraggioso, estroso. “Fabio, Uccio, Mon-ta-nucci” scandiva la tribuna mentre batteva i piedi. In pieno trans agonistico strappava il rimbalzo a quelli alti un palmo più di lui. Cadeva a terra e abbracciava il pallone, si divincolava senza avversari e dava due colpi alla sfera come si fa con un tam tam. Il segno del trionfo. Ci piaceva perché era un po’ “ammerigano”: qualche volta la fascia, i capelli lunghi arricciati alla Jimi Hendrix. Forte e scenico: cadeva a terra ed era un cestista-calciatore. Urlo davanti alla telecamera di Teleumbria, dell’allora cronista Remo Gasperini, appiccicata al muro. Intervento del massaggiatore e rientro in campo immediato, claudicante, sempre meno; poi per niente, all’istante. Cool.


Le foto sono tratte dal libro di Federico Sciurpa

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16/01/26

"Uccio"
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